Domus de Janas
"BORBORE"

ORTHOBENESSERE

Scavata nel granito del Monte Ortobene, la Domus de Janas di Borbore è una tomba ipogeica risalente al periodo prenuragico (IV-III millennio a.C.), una testimonianza diretta dei complessi rituali funerari della Sardegna antica. Questo sito archeologico, noto localmente come Sas Birghines de Borbore, offre una visione cruciale sulle capacità ingegneristiche e sulla spiritualità delle popolazioni neolitiche che abitarono il territorio di Nuoro.

Introduzione

Le Domus de Janas (Birghines in nuorese) sono strutture sepolcrali preistoriche scavate nella roccia, tipiche della Sardegna. La loro datazione le colloca in un ampio arco temporale che va dal Neolitico Recente (Cultura di Ozieri, 3200-2800 a.C. circa) fino alla prima Età del Bronzo. Sas birghines de Borbore sono un esempio significativo di questa tipologia funeraria.

Il sito si inserisce nel contesto della Cultura di Ozieri, una delle più importanti culture prenuragiche dell’isola, caratterizzata da una produzione ceramica di alta qualità e da una complessa organizzazione sociale e religiosa. Queste tombe non erano semplici luoghi di sepoltura, ma veri e propri santuari familiari o clanici, concepiti per durare nel tempo e per ospitare i defunti in un ambiente che replicava simbolicamente la casa dei vivi. La loro costruzione nel granito, una roccia particolarmente dura, evidenzia un notevole dispendio di energia e una profonda conoscenza delle tecniche di scavo.

Analisi Architettonica: Evoluzione della Struttura

L’aspetto attuale della Domus de Janas di Borbore è il risultato di millenni di trasformazioni naturali e crolli strutturali. L’analisi della sua architettura permette di ricostruirne, almeno in parte, la forma originaria.

L‘Ingresso e l’Anticella: In origine, l’accesso alla tomba era un portello quadrangolare, una caratteristica comune a molte domus coeve. Questo ingresso immetteva in un primo vano, detto anticella, che fungeva da vestibolo. A causa del crollo del soffitto, questa camera si presenta oggi come una sorta di cortile a cielo aperto, delimitato da pareti rettilinee. L’antico portello d’ingresso, eroso dagli agenti atmosferici, ha assunto una forma arcuata, apparendo come un grande arco naturale che introduce all’area sepolcrale.

La camera principale e la nicchia rituale

Superata l’anticella a cielo aperto, un portello rettangolare, lavorato con notevole precisione, introduce alla camera principale della tomba. Questo vano, oggi privo della sua copertura originale a causa di un crollo, ha una pianta quadrangolare. La cura nella realizzazione del portale d’accesso contrasta con la monumentalità dello scavo e sottolinea il valore simbolico della soglia, il punto di passaggio tra il mondo esterno e lo spazio sacro destinato al riposo eterno dei defunti.

Sulla parete destra rispetto all’ingresso si apre una nicchia secondaria, elemento di grande interesse archeologico. La sua forma irregolare e le pareti curvilinee, forse accentuate da danneggiamenti successivi, rendono incerta la sua funzione originaria. Gli studiosi ipotizzano che potesse essere destinata a ospitare offerte rituali, corredi funerari specifici o la sepoltura di un individuo di rango particolare, come un bambino. Questa incertezza, tuttavia, non fa che aumentare il fascino del sito, lasciando spazio a diverse interpretazioni sul complesso sistema di credenze che ne regolava l’uso.

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