Le conifere

I Rovinetti, inoltre, non include i «boschi di conifere» e le “specie esotiche” di chiara origine antropica. “Allo scopo di interrompere i processi di degradazione edafica in atto da decenni sulle pendici denudate e nell’intento di regolare il deflusso delle acque selvagge, causa di disordine idrologico in questa parte del bacino montano del fiume Cedrino, nella seconda metà degli anni ’30 fu dato inizio a massicci interventi di sistemazione idraulico-forestale nei declivi occidentali dell’Ortobene” (A. Mele). 

È di quel periodo l’impianto artificiale, in particolare nell’area de La Solitudine, di conifere mediterranee, quali, fra le Cupressaceae:

Cupressus sempervirens L., cipresso comune (“cipressu” o “zipréssu”) e fra le Pinaceae:
Cedrus atlantica L., cedro dell’Atlante (“zedru”);
Pinus nigra Arnold var. laricio Poir., pino di Corsica (“pinu”);
Pinus pinea L., pino domestico (“pinu”);
Pinus pinaster Aiton, pino marittimo (“pinu”).

In quegli stessi anni vennero introdotte, nella zona di Sedda Ortai e del deposito dell’acquedotto, delle latifoglie esotiche, quali diverse specie di pioppi (Populus alba L. è citato anche dal Rovinetti).

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