Prima Sagra del Redentore 1902: Cronaca di una Festa tra Trionfo e Tragedia
ORTHOBENESSERE
Nell’agosto del 1902, la città di Nuoro celebrò la prima Sagra del Redentore, un evento storico nato per inaugurare la monumentale statua di Vincenzo Jerace sull’Ortobene e per affermare l’identità produttiva e culturale della Sardegna centrale. L’evento centrale fu una grandiosa Esposizione, che si trasformò da simbolo di orgoglio a epicentro di un disastro.
INDICE
- L’Esposizione del 1902: una Vetrina per l’Eccellenza Sarda
- Nuoro in Festa: l’Atmosfera della Prima Edizione
- La Premiazione e il Successo della Mostra
- Il Tragico Incendio: la Notte tra l’8 e il 9 Agosto
- Il Pellegrinaggio e la Conclusione Mesta delle Feste
- L’Eredità Mancata: il Destino della Società Operaia
L'Esposizione del 1902: una Vetrina per l'Eccellenza Sarda
Il 5 agosto 1902, alle ore 10 del mattino, fu inaugurata ufficialmente l’Esposizione alla presenza delle massime autorità civili e militari. Tra gli intervenuti spiccava l’illustre scultore Vincenzo Jerace, autore della statua del Redentore, ospite d’onore della città. L’evento si tenne in un grande padiglione, descritto dalle cronache come “un’opera pregevole ed elegante”, sorto in breve tempo a lato dell’allora piazza d’Armi.
L’interno offriva una panoramica completa delle capacità artigianali e produttive del territorio. I visitatori potevano ammirare:
- Lavori artigianali femminili: Definiti di grande bellezza e finezza, includevano capolavori dell’arte d’Ararne, rinomati per le delicate sfumature di colore, accurati lavori a traforo e macramè, e un’ampia varietà di altri manufatti artistici.
- Prodotti agroalimentari: La mostra era particolarmente ricca di liquori, formaggi, olio e dolci tipici, rappresentando il meglio della produzione locale.
L’Esposizione rimase aperta per tutta la durata delle festività, animata da un’orchestra che eseguiva brani musicali per intrattenere i visitatori.
Nuoro in Festa: l'Atmosfera della Prima Edizione
Le cronache dell’epoca descrivono una Nuoro “imbandierata e animatissima”, con una presenza di visitatori “forestieri”, in particolare sassaresi, così massiccia da dare l’impressione di trovarsi in un’altra città. L’intera Nuoro era trasformata per l’occasione: archi trionfali sorgevano allo sbocco di ogni via e intere strade erano state addobbate con piante, creando veri e propri “boschetti” all’ombra dei quali sorgevano caffè improvvisati.
L’atmosfera era di un’allegria “pazza e sfrenata“. Un elemento di particolare impatto fu l’illuminazione alla Fantapiè, una tecnica innovativa per l’epoca che trasformò il Corso Garibaldi in quella che venne definita “un’immensa galleria luminosa“, dall’effetto “veramente fantastico e sorprendente“.
La Premiazione e il Successo della Mostra
La mattina dell’8 agosto, su un palco eretto in piazza Mazzini, il Comitato organizzatore procedette all’assegnazione dei premi e delle onorificenze. L’evento si svolse alla presenza del sottoprefetto, del sindaco e di altre figure istituzionali, sancendo il successo dell’iniziativa.
La sede fisica della mostra era la casa, ancora in costruzione, della Società Operaia. Per tutto il giorno, un flusso continuo di visitatori affollò i locali, uscendo con la soddisfazione di vedere i produttori locali superare la tradizionale “timidità” e iniziare a promuovere attivamente i propri prodotti, un passo fondamentale per il commercio.
Tra i prodotti premiati spiccavano:
- Oli: Sebastiano Serra, Francesco Pirari, Costantino Dessolis, Nicolò Ortu e Rachisio Zolo.
- Vini: Gavino Puzzu, Giovanni Secchi Costa, Sebastiano Pirari (che espose anche miele), Manca Floris Salvatore, Salvatore Salis Carrus e Salvatore Costa.
- Formaggi: Giuseppe Sirca, Nicolò Ortu, Mereu Manca Francesco e soprattutto Sebastiano Pirari, che espose oltre 13 quintali di prodotto.
- Altri prodotti: Le aranciate e i biscotti di Giuseppe Deffenu (presidente della Società Operaia), l’orbace e le tele di Rosa Serra, oltre a bisacce, lenzuola ricamate, “zipponi” nuoresi e bambole in abito tradizionale.
L’allestimento richiese un notevole sforzo economico e logistico: furono spesi più di mille lire per gli addobbi e impiegati 1200 metri di stoffa per creare un tetto provvisorio per il padiglione.
Il Tragico Incendio: la Notte tra l'8 e il 9 Agosto
La notte tra l’8 e il 9 agosto, la festa si trasformò in dramma. Nel pomeriggio, nella vicina tanca del farmacista Tommaso Floris, erano stati preparati gli apparati per i fuochi d’artificio. Alle 22:30, al termine del concerto della banda musicale, un’immensa folla di oltre 10mila persone si radunò nella piazza del giardino pubblico per assistere allo spettacolo pirotecnico.
Verso mezzanotte, mentre i fuochi volgevano al termine, scoppiò un improvviso e violento incendio che avvolse il padiglione della Casa Operaia. In meno di dieci minuti, la struttura fu completamente divorata dalle fiamme e ridotta in cenere. Il panico si diffuse tra la folla che, nonostante i tentativi dei carabinieri di mantenere l’ordine, cercò disperatamente di penetrare nel locale in fiamme per salvare gli oggetti esposti.
Il bilancio fu devastante. Andarono distrutti non solo i prodotti artigianali e agroalimentari, ma anche numerosi quadri antichi di grande valore. Sul luogo del disastro accorsero le principali autorità, tra cui il sottoprefetto cav. Valle, il sindaco avv. Giacinto Satta e il delegato di pubblica sicurezza Palazzi, che riportò persino delle bruciature ai pantaloni nel tentativo di gestire la crisi.
Il Pellegrinaggio e la Conclusione Mesta delle Feste
Nonostante il disastro, il programma religioso della Sagra proseguì. Il pellegrinaggio clericale, guidato da monsignor Balestra, si svolse come previsto, radunando una folla imponente nei dintorni della statua sull’Ortobene. Le cronache descrivono un colpo d’occhio “pittoresco“, dove gli abiti tradizionali della Sardegna si mescolavano alle eleganti toilettes delle signore e signorine presenti.
L’atmosfera sulla montagna, animata da baracche di rivenditori, musiche e canti, appariva solenne e quasi magica, un rifugio dalla tragedia accaduta in città.
L'Eredità Mancata: il Destino della Società Operaia
L’incendio del 1902 non segnò soltanto la conclusione delle celebrazioni di quell’anno, ma spense anche un sogno. Nei decenni successivi, nessuno tentò più di affiancare alla ricorrenza religiosa un’iniziativa altrettanto articolata di valorizzazione dell’artigianato e delle produzioni locali. L’esperienza dell’ “Expo Sardo” rimase pertanto un episodio unico e irripetuto.
Destino non meno travagliato ebbe la Società Operaia, che per l’occasione aveva offerto la propria sede ancora in costruzione. Dopo un periodo di intensa attività a favore della solidarietà e della tutela dei lavoratori di Nuoro, l’associazione venne sciolta dal regime fascista, dichiarata illegale e privata di ogni bene, chiudendo così un capitolo fondamentale della storia sociale cittadina.
La prima Sagra del Redentore del 1902 rimane impressa nella memoria storica di Nuoro come un evento a due facce: da un lato, la visione pionieristica di una comunità che tentava di promuovere la propria eccellenza; dall’altro, la cronaca di un disastro che spense un promettente esperimento di valorizzazione territoriale, lasciando un’eredità tanto gloriosa quanto incompiuta.
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